Dal 19 aprile al 21 giugno 2026

Sole caduto Aosta. Gio' Pomodoro

Il Castello Gamba - Museo di Arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta inaugura la stagione espositiva 2026 con la mostra Sole caduto Aosta. Gio’ Pomodoro, ottavo appuntamento della rassegna Détails inaugurata nel 2013 con L’Arco di Augusto ad Aosta. Federico Ashton.

Le mostre Détails del museo Gamba sono mostre dossier, che nascono da momenti di ricerca e studio sulle opere e gli artisti già presenti in collezione, per poi concretizzarsi in piccole, ma significative esposizioni che attraverso prestiti mirati approfondiscono la storia culturale e collezionistica della Regione autonoma Valle d’Aosta.

L’idea di questo ottavo appuntamento di Détails nasce proprio dalla ricerca, condotta da Stefano Bruzzese, curatore della mostra, sulla vicenda del progetto di rifacimento di Piazza Roncas ad Aosta condotto da Gio’ Pomodoro (Orciano di Pesaro 1930 - Milano 2002) tra il 1998 e il 2002. Progetto che non venne realizzato ma di cui rimangono in museo il bellissimo modello della piazza in marmo di Trani, il bozzetto della scultura Sole caduto Aosta, fulcro dell’intero progetto che nasce dalla lunga meditazione dell’artista sul tema del Sole, e quattro disegni progettuali della piazza stessa.

Il progetto di Gio’ Pomodoro per Aosta racchiude quindi, al contempo, due dei più importanti filoni della poetica dell’artista: la ricerca sul Sole, come detto, e i “luoghi scolpiti”, ovvero la rimodellazione dello spazio urbano.

Ma la mostra diventa anche un momento di approfondimento ulteriore del rapporto dell’artista con la Valle, che ebbe avvio nel 1988 quando Gio’ fuse Sole Serpente a Verrès in vista della partecipazione della regione alla XLIII Biennale d’Arte di Venezia, altra opera presente nelle nostre collezioni.

Le opere del museo Gamba vengono, per l’occasione, affiancate da due prestiti da collezioni private molto significativi e di grande bellezza: Sole caduto Aosta in bronzo lucido, vale a dire uno dei tre bronzi ricavati nel 2000 dall’omonimo modello sopra citato e Solvecchio un acquerello in cui, come dice il curatore, «il segno e la materia si incontrano, rendendo visibile il pensiero plastico di Pomodoro».

Biografia dell'artista

Giorgio (Gio’) Pomodoro nasce nel 1930 a Orciano di Pesaro, nel Montefeltro, vicino a Urbino. Nel 1945 si trasferisce con la famiglia a Pesaro, dove nel 1951 consegue il diploma presso l’Istituto Tecnico per Geometri. Dopo un breve soggiorno a Firenze – dove espone le sue prime opere alla Galleria Numero – e in seguito alla morte del padre, nel 1954 si stabilisce a Milano insieme alla madre, alla sorella e al fratello maggiore Arnaldo. Con quest’ultimo avvia una ricerca nell’ambito dell’oreficeria, orientandosi sin da subito verso i linguaggi dell’arte informale.

Inseritosi nel vivace clima artistico milanese del dopoguerra, Pomodoro espone alla Galleria del Naviglio di Milano, alla Galleria del Cavallino di Venezia e alla Galleria dell’Obelisco di Roma. Invitato alla Biennale di Venezia del 1956, presenta una serie di rilievi in argento fusi su ossi di seppia dedicati a Ezra Pound. L’anno successivo collabora alla rivista “Il Gesto”, organo del movimento Arte Nucleare fondato nel 1955 da Enrico Baj e Sergio Dangelo. In questi anni avvia la realizzazione di sculture di maggiori dimensioni in bronzo e piombo; tra il 1958 e il 1959 le superfici dei bronzi si strutturano in segni e tracciati geometrici regolati ortogonalmente.

Superata la fase legata alla poetica del gesto-segno automatico, con il ciclo delle Superfici in tensione Pomodoro elabora un linguaggio nuovo e riconoscibile, aprendo una linea di ricerca autonoma nel panorama della scultura internazionale. La sua indagine si concentra sul rapporto tra forma e spazio, sulla continuità fluida delle superfici e sulle dinamiche interne della materia. Con le Superfici ottiene nel 1959, ex aequo con Anthony Caro, il Premio per la scultura alla I Biennale dei Giovani Artisti di Parigi.

Dal 1961, insieme ad Arnaldo, partecipa alle mostre del gruppo Continuità, sostenuto criticamente da Guido Ballo, Giulio Carlo Argan e Franco Russoli. Nel 1964 si presenta per l’ultima volta alla Biennale di Venezia con il fratello. Dalle Superfici in tensione si sviluppa in questi anni il ciclo delle Folle, attraverso il quale sperimenta la possibilità di esprimere contenuti narrativi mediante un linguaggio astratto. L’interesse per la dimensione simbolica e mitica si esplicita nei titoli dedicati a figure della tradizione classica e della storia del pensiero – Hermes, Marat, Galileo, Keplero. Tra il 1963 e il 1969 si definisce inoltre una costante del suo lavoro: la relazione tra scala dell’opera e misura media del corpo umano.

Tra il 1965 e il 1966 realizza i primi studi per le Strutture portanti, i Radiali e i Quadrati Borromini. Dopo un soggiorno negli Stati Uniti (1966-1967), tra il 1968 e il 1969 sviluppa la serie dei Contatti, proseguendo l’indagine sulle superfici ondulate e sulla tensione plastica.

Nel 1970 apre uno studio a Querceta di Seravezza, alle pendici delle Alpi Apuane. Nel decennio successivo si dedica prevalentemente alla scultura in pietra, spesso di grandi dimensioni. Tra il 1971 e il 1972 nascono i cicli degli Archi e del Sole produttore comune raccolto: i primi costituiscono esercitazioni astratte sul tema del nudo disteso; il secondi introducono il motivo del “sole”, elemento plastico destinato a diventare centrale nella sua ricerca e nei progetti di riqualificazione ambientale, i cosiddetti “luoghi scolpiti”. Convinto del valore civile della scultura nello spazio pubblico, Pomodoro concepisce interventi in cui opera e ambiente si integrano in un’esperienza collettiva. Il primo “luogo scolpito” è il Piano d’uso collettivo realizzato nel 1977 ad Ales, in Sardegna: una piazza-monumento dedicata ad Antonio Gramsci, progettata con il coinvolgimento degli abitanti, dove compaiono elementi fondanti del suo lessico: il sole-spirale, la sezione aurea, la piramide.

Nel 1978 cura le scene per La forza del destino di Verdi all’Arena di Verona. L’anno successivo inaugura a Francoforte sul Meno il Teatro del sole – 21 giugno, solstizio d’estate, piazza-fontana dedicata a Goethe. Nel 1980 presenta in Piazza dei Signori a Verona il Luogo di misure, complesso praticabile in grandi blocchi lapidei incisi con segni, numeri e lettere; nello stesso anno firma le scenografie per Il flauto magico al Teatro La Fenice di Venezia e completa a Ravenna il Ponte dei Martiri – Omaggio alla Resistenza.

Risalgono al 1982 Città germinale, scultura ambientale per il Credito Fondiario di Roma, e Spirale ’82, collocata di fronte all’aeroporto di Milano Malpensa. Nel 1985 installa nel parco di Villa La Favorita a Lugano Montefeltro, i passi e il volgersi e presenta il ciclo di sculture Hermes, dedicato a Károly Kerényi, testimonianza del profondo dialogo con le fonti letterarie, archeologiche e simboliche dell’antichità.

Nel 1986 dona alla città natale Sole deposto, progettandone l’installazione nella piazza sorta sul luogo della casa d’origine, e realizza a Monza Sole-Luna-Albero. Nel 1989 viene inaugurato a Torino Sole aerospazio, donato dalla società Aeritalia.

Nel 1991 realizza nel parco pubblico di Taino il Luogo dei quattro punti cardinali, complesso monumentale che celebra il solstizio d’estate con un orientamento verso il Lago Maggiore e il Monte Rosa. Nel 1993 conclude Scala solare – Omaggio a Keplero per l’Università di Tel Aviv, tornando negli anni successivi a dedicarsi anche all’oreficeria.

Nel 1997 dona a Firenze Sole per Galileo Galilei, collocato sul Lungarno Serristori. Nel 2002 completa Vela, monumento in bronzo e marmo dedicato a Carlo Bo per la città di Sestri Levante. Muore a Milano il 21 dicembre dello stesso anno, pochi mesi dopo avere ricevuto – primo tra gli artisti italiani – il Lifetime Achievement Award dell’International Sculpture Center.